Facilmente riproducibile e trasparente: il Data Journalism di Correct!v

Come annunciavo qualche mese fa sto iniziando una bella esperienza: quest’anno torno per la terza volta al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia come volontario per il web magazine, questo è il primo articolo.

Due anni fa Brian Keegan, research associate presso la Harvard Business School, affermava la necessità per il Data Journalism di cambiare il proprio approccio all’analisi dei dati. Lo studioso americano aveva replicato un esperimento, partendo dai dati utilizzati da Walt Hickey in un articolo su FiveThirtyEight, secondo cui i film che passavano il test di Bechdel facevano guadagnare più soldi ai propri produttori. Secondo Keegan la storia partiva da “buone domande, modelli statistici ambigui, inferenze sbagliate e eccitanti opportunità di andare avanti nella ricerca”. Nel giornalismo che si occupa di analisi scientifica, Keegan affermava l’importanza di un approccio open source per evitare i tranelli che offre la ricerca statistica così come era utilizzata all’epoca.

Un atteggiamento simile è quello di Stefan Wehrmeyer, data journalist del gruppo tedesco Correct!v e ospite della decima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo (continua a leggere sul magazine dell’International Journalism Festival).

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