Stage alla Nato: 800 euro al mese di indennità, candidature aperte fino all’11 aprile

Rimangono ancora pochi giorni per candidarsi al prestigioso programma di stage 2017 della Nato. La quattordicesima call ha aperto a marzo e chiuderà l’11 aprile. Il percorso di formazione, offerto a ragazzi con almeno 21 anni residenti in uno dei paesi membri dell’alleanza che siano studenti in corso (o che hanno appena concluso i propri studi), si svolge all’interno dell’istituzione internazionale e va distinto da quelli offerti grazie al contributo di altre organizzazioni. Lo stage dura 6 mesi e  si svolge principalmente nel quartiere generale Nato a Bruxelles, o in alternativa là dove hanno sede le differenti sezioni.

 

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Facilmente riproducibile e trasparente: il Data Journalism di Correct!v

Come annunciavo qualche mese fa sto iniziando una bella esperienza: quest’anno torno per la terza volta al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia come volontario per il web magazine, questo è il primo articolo.

Due anni fa Brian Keegan, research associate presso la Harvard Business School, affermava la necessità per il Data Journalism di cambiare il proprio approccio all’analisi dei dati. Lo studioso americano aveva replicato un esperimento, partendo dai dati utilizzati da Walt Hickey in un articolo su FiveThirtyEight, secondo cui i film che passavano il test di Bechdel facevano guadagnare più soldi ai propri produttori. Secondo Keegan la storia partiva da “buone domande, modelli statistici ambigui, inferenze sbagliate e eccitanti opportunità di andare avanti nella ricerca”. Nel giornalismo che si occupa di analisi scientifica, Keegan affermava l’importanza di un approccio open source per evitare i tranelli che offre la ricerca statistica così come era utilizzata all’epoca.

Un atteggiamento simile è quello di Stefan Wehrmeyer, data journalist del gruppo tedesco Correct!v e ospite della decima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo (continua a leggere sul magazine dell’International Journalism Festival).

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Eventi interessanti a Milano: #NISMIL

Venerdì 4 marzo si è tenuto a Milano il #NISMIL (News Impact Summit Milano) una “fermata” di una serie di conferenze che si tengono in tutta Europa sull’innovazione del giornalismo. Questi eventi durano una giornata, e di solito sono un’ottima opportunità per vedere grandi ospiti parlare di nuove tendenze e best practices.

Fra gli ospiti di questo evento ci sono state sia grandi testate internazionali (Washington Post, BBC, Al Jazeera, BILD, Le Monde) che giornali e siti di informazione italiani (Corriere della Sera, La Stampa, Vice News, Rai News 24). Scopo di questi incontri è stato quello di raccontare le novità nel panorama giornalistico internazionale: nuovi formati di storytelling, l’uso di Snapchat, il Data Journalism fra le prime cose di cui si è parlato che mi tornano in mente.

Oltre alle testate tradizionali alcuni incontri specifici sul FOIA e sulla online reputation sono stati curati da esperti giornalisti dell’ONA (Online News Association), e soprattutto è stato interessante come realtà meno note al pubblico italiano abbiano parlato di innovazione e nuovi strumenti che contribuiscono a creare realtà nuove (in particolare Reported.Ly, Correct!v, Diritto di Sapere, le uniche che vi metto a cui metto dei link, nel caso sconosciute).

L’European Journalism Center, l’ente promotore insieme a Google News Lab di questa conferenza, ha composto un ottimo Storify che racconta la giornata, va assolutamente visto: non solo perché un mio tweet è stato ripreso (fonte di orgoglio), ma perché, scorrendo i post, trovate gli articoli, i documentari e le tematiche più importanti in questo momento nel giornalismo internazionale.

Vorrei scrivere qualcosa di più sui giornalisti che hanno partecipato e sui copiosi appunti che ho preso durante le conferenze, che mi hanno ricordato molto l’International Journalism Festival di Perugia (sapete già che sono volontario?) a cui, fra l’altro manca un mese. Finisco la tesi e ci provo, parola d’onore.

Altre belle risposte

Sono felice di annunciare di essere stato selezionato come volontario all’International Journalism Festival di Perugia. L’IJF è una bellissima realtà che va avanti da dieci anni, fondata da Arianna Ciccone e Christopher Potter. Qui potete trovare il programma provvisorio, qui le foto (di Perugia soprattutto) che ho fatto l’anno scorso alla scorsa edizione. A breve ho intenzione di pubblicare video e resoconti di alcuni incontri molto belli degli anni passati. Infatti ho già partecipato, tra le file del pubblico, a questa manifestazione e ora non vedo l’ora di poter contribuire alla buona riuscita della decima edizione del festival!

Aggiornamento: oggi a Perugia è stata presentata la nuova edizione del Festival. Qui potete vedere la conferenza stampa con i fondatori.

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Diventare magistrati in Italia: la difficile via del tirocinio, gratis o con borsa di studio

IMG_4368Del milione e 700 mila studenti universitari italiani, circa 200mila sono iscritti a Giurisprudenza o facoltà simili. Quali sono gli orizzonti professionali per questi giovani? Naturalmente lo sbocco più frequente è la libera professione, ma c’è anche chi sogna di entrare in magistratura. La strada non è semplice, e bisogna certamente avere molta voglia di studiare. Alla formazione sui libri si è affiancata, da qualche anno a questa parte, la possibilità di fare tirocini all’interno dei tribunali: un interessante occasione per chi sogna di fare questo mestiere, e attraverso uno di questi percorsi di “training on the job” può tastare con mano come funziona davvero il lavoro di un pubblico ministero o di un giudice.

Questo particolare tipo di tirocinio non va confuso, però, né con il “normale” tirocinio extracurriculare (sia nella tipologia “di formazione e orientamento” sia tantomeno in quella di “inserimento / reinserimento lavorativo”), che è regolamentato da 21 normative regionali, nate tra il 2012 e il 2014 sulla base delle Linee guida emesse dalla Conferenza Stato-Regioni, né con il tirocinio per l’accesso alle professioni regolamentate, cioè il classico “praticantato forense”.

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Provincial stories

 

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La cerimonia dell’anno scorso

Il primo febbraio l’Università degli Studi di Milano ha aperto l’anno accademico con una laurea honoris causa ad Amos Oz, prendetevi cinque minuti. La cerimonia di apertura dell’anno accademico offre sempre spunti interessanti (cosi era stato anche l’anno scorso di cui avevo parlato qui), in quanto di solito viene assegnata una laurea honoris causa a un prestigioso ospite, e così è stato anche quest’anno nonostante l’assenza fisica dello scrittore.

Because, in my view, every significant novel story is located not in the world, not even in a country, not even in a city. Always in a neighbourhood, in a suburb, in a street, in the world that extends between the pharmacy at the corner of the street and the grocery store at the other end of the street. This is a small local world. The more local, parochial, provincial, it is the better chances it is to become universal.
Because deep down below, if we dig deep enough we discover that all of our secrets are the same.If we dig still deeper everyone has secrets of her own or his own. But if we dig even deeper than that we discover that, once again, with all our secrets are the same.

 

Storia di un colloquio al Post, e di belle risposte

L’ultima settimana è stata a suo modo molto importante per il sottoscritto.
Repubblica degli Stagisti ha pubblicato il primo pezzo di quella che -spero- sarà una lunga collaborazione. E poi è successa una cosa divertente, che racconto in questo post.

Ieri ho preso parte a un AMA Reddit con Francesco Costa, giornalista e, (da lunedì) vicedirettore de “Il Post“, una testata a cui sono molto affezionato, in cui avevo sperato di iniziare a lavorare a gennaio dell’anno scorso.

(questo un video di un evento Ted in cui Francesco Costa spiega come sia nato il Post)

Per iniziare si intende fare uno stage. E avevo anche fatto un colloquio per quello stage al Post, ma poi non è andata. Nel novembre 2014 pubblicarono un’offerta di stage, con una serie di buoni consigli (che trovate qui, qui, qui e qui). Nell’arco della stessa mattinata avevo inoltrato la mia candidatura e potete immaginare la mia sorpresa quando ho ricevuto una proposta di colloquio.

Ricordo l’elettricità di quei giorni: la povera ragazza con cui uscivo che mi aveva stoicamente sopportato e addirittura accompagnato fino al bar in corso Sempione a Milano dove si sarebbe tenuto il colloquio. Ricordo una camicia bianca e il cappotto blu nel freddo di gennaio. Ricordo l’elenco dei redattori di cui avevo imparato nomi e facce aspettandomi di incontrarli per il colloquio (e in particolare Francesco Costa). Soprattutto ricordo la sorpresa nel trovarmi di fronte Luca Sofri, il peraltro direttore del Post.

Conosco e conoscevo bene il direttore: ho seguito alcuni suoi panel a numerosi eventi -il Festival internazionale di Giornalismo di Perugia e l’ultimo Festival di Internazionale, da cui la foto – lo seguo su Twitter, leggo il suo blog e ho nella libreria due sue libri, “Playlist” e “Notizie che non lo erano” (che è uscito dopo). L’emozione non mi faceva “sentire in cuffia” la mia stessa voce, tanto che credo di aver urlato per i primi quindici minuti della nostra conversazione. Ricordo che il peraltro direttore fu molto gentile e, forse capendo il mio nervosismo disse: “che voce tonante che hai!” e forse abbassai il tono. Morale della favola parlammo di molti argomenti, della radio (che allora ancora facevo), del calcio e della mia passione per gli sport, e soprattutto parlammo del giornale. Mi piacque tantissimo, del resto ero un fan, anche grazie a un amico che mi aveva introdotto agli spiegoni del Post due anni prima. Un mese dopo ricevetti un elegante rifiuto che mantengo nella mia posta in una cartella con altre cose.

Oggi dicevo, Francesco Costa ha risposto alle domande degli utenti di Reddit Italy, la versione nostrana del famoso sito americano. Il numero di domande credo sia stato inferiore di 100, ovviamente io ho fatto la mia, ma sono arrivato tardi, non mi aspettavo rispondesse.
Di solito gli utenti di Reddit chiedono le cose più disparate e chi risponde si limita a una selezione di risposte dovuta anche a questioni di tempo, non si può rispondere sempre a tutto e tutti. Invece Francesco Costa ha iniziato alle 15 e concluso alle 20, rispondendo alla maggior parte delle domande, compresa la mia. E un’altra volta il Post ha fatto felice un suo fan, lettore e (sempre) aspirante collaboratore.

Qui il suo AMA completo (che è molto interessante) e questa è la famosa risposta:

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Smartworking, Milano spinge l’acceleratore: “Aziende, si può lavorare anche fuori dall’ufficio”

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«Il lavoro agile, o “smart working”, può essere uno dei tasselli per cambiare profondamente il modo di lavorare degli anni 2000: un modo per migliorare sia le condizioni di lavoro, sia la produttività delle aziende e la qualità della vita delle persone». Con queste parole Andrea Orlandini, vicepresidente dell’AIDP – l’Associazione italiana per la direzione del personale –  ha aperto qualche giorno fa l’incontro «Una legge agile per un lavoro agile» organizzato dalla sua associazione e dal Comune di Milano per presentare il nuovo testo sullo smart working collegato alla Legge di stabilità e anche la terza Giornata del lavoro agile fissatadall’amministrazione milanese per il prossimo 18 febbraio (sul sito del Comune tutte le informazioni).

Milano si è in effetti distinta negli ultimi anni per la sua attenzione verso il «lavoro agile», ovvero quella nuova forma di organizzazione dell’impiego che permette al lavoratore di svolgere i propri compiti in luoghi diversi dall’abituale posto di lavoro e con altri orari rispetto a quelli tradizionali, venendo valutato in base agli obiettivi raggiunti invece che per le ore di presenza in ufficio.

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Giovanissimi: Milan 6 a un passo dall’Atalanta, Cagliari k.o.

Al Vismara si gioca il match di recupero della prima giornata di ritorno, tra secondi e quarti in classifica. La partita era fondamentale per i padroni di casa, che in caso di vittoria raggiungono l’inter seconda in classifica a 31 punti. I ragazzi di mister Suazo cercano i tre punti per avvicinarsi proprio al Milan a quattro lunghezze di distanza. Sono da poco passate le 15 quando il sig. Caporale fischia l’inizio: il Milan si presenta con la seconda maglia bianca mentre il Cagliari indossa la tradizionale maglia rossoblù.

Entrambi i tecnici scelgono il 4-3-3. Danesi parte con Soncin tra i pali, Culotta e Martinbianco centrali di difesa affiancati da Basani e Barazzetta, capitan Iglio, Frigerio e Sala a centrocampo dietro al collaudato tridente Haidara Salami Toinin. Suazo risponde con Monti in porta, Boccia Zedda Carboni Piloni in difesa, Cossu Marigosa e Macis dietro a Leddas, Cannas e Murrau.

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